La vita, almeno secondo me, può essere divisa in quattro tronconi.

Il primo, forse il migliore, in cui vieni soretto, in cui ogni attenzione è per te, dove non devi far altro che sorridere e cercare, giorno dopo giorno, di acquisire indipendenza.

Quanto la brami e quanto la desideri, ma quella indipendenza ti porta sempre di più lontano dalle attenzione e sempre più vicino al desiderio di conquistare il tuo mondo. Arrivi così al secondo troncone della vita, dove metti i confini, innalzi le barricate, dove la tua camera diventa un regno invalicabile, il tuo cellulare uno scrigno di memorie e segreti, dove lo scooter o la moto sono il tuo destriero e pian piano, ti trasformi nella voce, nella pelle, nei desideri, nelle necessità.

Il terzo troncone arriva più veloce che mai e devi fare, quotidianamente i conti con il lavoro, una compagna o un compagno che muta nel tempo tanto che per qualcuno diventa “insopportabile”, un figlio o una figlia sempre più esigenti, insomma le responsabilità di far crescere qualcuno. Da essere stato sorretto, diventi qualcuno che deve sorreggere e lo devi fare con il sorriso, nascondendo i pensieri o cercando di superare i piccoli e grandi “casini” che la vita o le persone che la popolano ti regalano. E lo fai, tutti i giorni, tutti i santi giorni. Alcune volte ti è più facile, altre ti sembra così difficile.

Ci sono giorni dove le bugie che ti vengono dette e la mediocrità del mondo che ti circonda ti porta a ripensare a quando eri piccolo e desiderare di tornarci, con malinconia.

Desiderandolo tanto quando lavori, purtroppo arriva il quarto troncone, dove la pressione della famiglia si allenta, quello del lavoro anche, ma per chi ha la fortuna, passati alcuni anni ti guardi intorno, guardi il futuro pensando a cosa puoi ancora fare per dare un senso alla giornata che scorre, a dargli un senso.

Spesso ti senti di peso verso qualcuno, spesso di senti di troppo, ma la vita, il cerchio della vita funziona così.

Passi da essere sorretto, tenuto in alto con le braccia e baciato, ad essere un vecchio inutile e di peso, che da fastidio e che occupa spazio.

Eppure quel vecchio che sei è stato colui che ha regalato la vita a qualcuno, che gli ha dato un futuro, che ha cercato di donargli dei sogni.

Alcuni giorni fa ero un dua anziani che mi dissero: “Siamo pronti a morire, tanto la vita non ha senso così.” Non so se ho provato pena o pietà per queste due persone, poi ho pensato a quanti si aggrappano alla vita e non riescono a rimanerci attaccati. Certo è che chi ha non apprezza e che non ha desidera.

così. per dire. CJJ