Un tintinnio, una campana, un pianto…..

Eravamo lì, uno davanti all’altra, guardandoci nel profondo degli occhi, nella profondità dei nostri pensieri, cercando delle risposte a domande che, pensandoci bene,  non prevedevono risposte.

Non era importante, pensandoci bene, quello che volevamo era solo guardarci per darci forza, per incoraggiarci, per aiutarci a superare quegli ostacoli che la vita, le cose, le persone, le situazioni pongono.

Non era importante parlare, come non lo è mai quando chi hai davanti a te, è te.

Non era importante la musica delle parole, non era importante niente perchè il dopo non era così importante come lo era il presente.

Ci guardavamo negli occhi, senza vedere tutto quello che ci circondava, senza sentire rumori, senza luci o ombre, senza profumi.

Il tempo si era fermato in noi, si era congelato, era sospeso da una parte, perchè il tempo, le lancette, lo scorrere dei secondi, lo scorrere degli attimi, proprio non ci interessava.

Che senso ha parlarsi se le cose che il cuore ci comunicava, vivevano in noi?

Erano attimi infiniti, attimi lunghi, attimi che non avremmo mai voluto che finissero.

A noi bastava quello, bastava un iride ed una pupilla, la sua iride e la sua pupilla.

Non credevo che fosse così bello vedere i suoi occhi, ma in quei secondi, lei era molto più di un corpo.

Un tintinnio, una campana, un pianto, lo sbattere delle pupille e la vita riprese il suo cammino.

Così. per dire. Cjj

 

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