Un pannolone

Molto spesso penso alla mia vita ed al suo scorrere, a come tutto si consumi velocemente, ai giorni che passano senza darmi il tempo di essere vissuti e agli anni che si accumulano sulle spalle senza che io possa rallentarne la corsa.

Eppure, se non avessi dei punti di riferimento validi o bloccassi gli orologi, non mi renderei conto di tutto ciò e affannosamente mi muoverei nello spazio come se esistesse solo l’oggi, come se ieri fosse solo il prolungamento di ora ed un segmento del domani.

Ma, purtroppo, non è così!

No, ci sono le persone che vicino a me invecchiano, che iniziano ad imbiancare, ad avere i primi dolori, a parlare di salute invece che di feste e discoteche, a ragionare spesso, se non sempre, di soldi, a rimbrottolare su questo o quello consapevoli che la polemica va a braccetto con l’età.

Guardo loro e vedo me e, osservandoli, mi chiedo se anche io agli occhi degli altri subisca questa mutazione genetica.

Diciamoci la verità, nessuno in cuor suo invecchia, nessuno accetta la realtà, fin quando essere vecchi è una esigenza, un modo per lamentarsi o recriminare una saggezza non sempre vera, un modo per poter dire “lo dici a me?”

Ma se fossimo onesti, basterebbe guardare un figlio per capire cosa succede, vedere che il pannolino è stato sostituito da jeans strappati, una salopette gialla, da una maglietta alla moda, un cappellino per proteggerlo dal vento da gel che arriccia o stende, un “vagito” con discorsi sensati e seri e un vederlo indifeso da vederlo scalpitante (ma sempre indifeso).
Si, basterebbe soffermarsi a guardarli per vedere che tutto è cambiato e con loro noi, capire che siamo solo dei traghettatori da questo attimo al prossimo, che come motoscafi imbarchiamo persone (saggezza) per scaricarla (donarla) in un’altra isola (la loro).

E’ proprio vero quel pannolino, che odiavo e temevo, avrei voluto usarlo ancora, ma è giusto così, infondo siamo solo satelliti in un universo infinito.

Così. per dire. CJJ