Prima o poi, anche questa bufera che si è abbattuta su tutti noi, passerà e guardando le colline che mi circondano, mi chiedevo quanto ci vorrà a tornare ad una quotidianità oramai persa.

Sicuramente la diffidenza con la quale stiamo affrontando gli altri, ci porterà ad evitare, per lungo tempo, quei gesti di affetto e amicizia, tipici di noi italiani.

Quanto tempo ci vorrà prima di stringere una mano ad uno sconosciuto, in segno di saluto?

Quanto ci vorrà prima di dare un bacio ad un amico che incontri per strada?

Quando ci vorrà prima di vedere la febbre come un normale sintomo invernale invece come veicolo di pensieri, problemi e morte?

Quanto ci vorrà prima di frequentare luoghi affollati, andare a cena in sale gremite e confusionarie o andare al teatro senza pensare a chi sia e chi abbia frequentato negli ultimi giorni la persona accanto…

Nessuno penso possa rispondere, con certezza, a queste domande, anzi son convinto che come ogni cosa che ci riguarda, ognuno di noi avrà il suo “giusto tempo” per riprendersi ciò che ha perso o “necessiterà del suo giusto tempo” per decidere di abbandonare definitivamente, ciò che non ritiene più necessario.

Ma questo varrà per ogni incontro che faremo? Sarà vero anche verso le persone che si amano e che è del tempo che non vediamo? Questo virus ci ha così toccato nell’anima che non riusciremo più a esternare i sentimenti, trasformandoci in gelide macchine di carne?

Ci fermeremo ad un metro da lui/leia guardando nei suoi occhi in silenzio o ci avvicineremo lentamente e con il palmo della mano gli accarezzeremo la faccia?

Ci metteremo una mascherina o ci abbracceremo, stringendosi, tanto da condividere la forza dell’amore?

Staremo immobili pensando a tutto quello che non abbiamo fatto o ci baceremo, sicuri che il nostro amore è più forte di qualsiasi virus?

Non so voi, ma io ho ben chiaro quello che sarà!

così. per dire. CJJ

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