Laghi di montagna

Si, lo so, la montagna d’estate piace a pochi, ma quelle che ci sono stati, volendo o dovendo, non hanno potuto non imbattersi in uno dei classici laghetti di montagna.
Avete presente, qui piccoli laghetti, circondati da distese verdi, con macchioline gialle, sotto ad un cielo celeste come la loro acqua e pace, immensa pace ovunque?

Ecco, oggi voglio raccontarvi la storia di uno di quei laghi di montagna.
Avete mai pensato cosa sia, per quel lago, trascorrere le stagioni del tempo?
D’inverno è nascosto agli occhi delle persone che sciando lo evitano o, molto più spesso, nemmeno si accorgono di lui.

Poi la solitudine della primavera, dove un sole tenue piano piano scioglie le prime nevi e lui, solitario e silenzioso, con gli occhi rivolti verso il cielo, aspetta tranquillo che la luce del sole lo liberi.

Poi le prime margherite, qualche animale che va da lui a dissetarsi fino a quando arriva l’estate dove per pochi giorni, viene lambito da cani che corrono abbaiando, bambini felici, signore più o meno anziane che vi immergono i piedi e da qualche coppietta che mangiandosi un panino lo guarda scambiandosi dolci frasi d’amore e promesse di una eterna fedeltà.

Poi l’autunno, il sole che si abbassa presto, nessuno che si avvicini a lui, gli animali in letargo e le prime piogge.

Poi un fiocco di neve, il gelo intenso dell’inverso, giornate corte, sempre più corte e il nostro laghetto di montagna, solo e solitario, si immerge nuovamente nella sua solitudine, guardando il cielo ed aspettando la prossima primavera.

Si, oggi, voglio raccontarvi di un laghetto di montagna, che non ha chiesto di nascere lassù, lontano da tutto e che non ha chiesto ad un Dio che nessuno conosce, di stare solo e solitario.

Si, oggi voglio raccontarvi di come si senta un laghetto di montagna che lotti, da una vita, per essere visto ma non qualche giorno, ma ogni giorno dell’anno, per 365 giorni, mentre di quanto si senta solo, rendendosi conto che la sua solitudine sarà eterna.

Si, oggi voglio raccontarvi di cosa provi una laghetto che lotti con tutto e tutti per dimostrare che è fatto di acqua purissima, come quei laghetti di pianura affollati ogni domenica da pescatori e bambini, di un laghetto che non avvelenerebbe nessuno, mai , per nessuna ragione, non come quegli stagni che raccolgono le scorie e gli scarti di fabbriche ed industrie.

Si, oggi voglio raccontarvi di quanto un laghetto vorrebbe poter scambiare qualche parola, sensazione o delusione con qualcuno, chiunque esso sia, ma che solo e solitario come è, si deve accontentare di stare lassù, in un posto bello, forse, unico, forse, stupendo, forse, in compagnia di se stesso e dei suoi desideri e per farlo, per farvi capire come stia e cosa provi vi farò un paragone con noi umani.

Oggi, si proprio oggi, voglio parlarvi di cosa sia la solitudine e la voglia di essere, la sensazione di non aver nessuno che ti aspetti e nessuno che ti apra una porta, nessuno che si domandi come stai e nessuno che si chieda se e cosa mangerai.

Oggi, si proprio oggi, voglio parlarvi di quella grande sensazione di tristezza che è il “cercare affetto”, il volersi sentire “desiderato” o “accettato”, di essere o apparire normale e uguale a tutti e di quella grande necessità che abbiamo di vivere in un branco e non ai suoi margini.

Si, oggi, proprio oggi, voglio raccontarvi cosa sia la tristezza di dover mangiare, quando mangi, un panino su un pezzo di cemento freddo guardando un paese che freme e pullula di persona, ma lontane da te, o di camminare sotto il vento assordante per tornare in una casa vuota e silenziosa.

Si, oggi voglio parlarvi di quanto sia dura per queste persone attendere che torni la primavera, così come lo sia per quel lago, ma sarebbe troppo difficile per me tradurre in parole quello che ho nel cuore, oggi.

Si, oggi vorrei farvi stringere con mano le sensazioni più recondite della mia mente perchè vi accorgeste di quello che vi e ci circonda, ma non ci riuscirò, non stasera perchè la giornata è stata lunga e dura, molto lunga per me e perchè ci sono giorni in cui le parole mi escono senza che io le governi e giorni in cui nella mia mente c’è nebbia, una nebbia che non diradandosi mi chiede di attendere.

Oggi, si proprio oggi, mi sento come quando entrai in quella casa al mare trovando, appesi in sala, dei quadri di montagne. Li vedi, li guardi e mi domandi come avesse potuto il suo proprietario essere tanto confuso, come potesse pensare al fresco della montagna mentre soffriva l’afa del mare.

Girandomi vidi un mobile, aprii uno sportello, quello dell’anta di destra, quella in alto, c’erano dei quadri avvolti in fogli di giornale. Li scartai e dentro c’erano dei quadri. Si, dei quadri, in uno di questo c’era un laghetto di montagna; in realtà la risposta a tutto era più semplice del dovuto.

così. per dire. CJJ

ps io sono così, ma non ho mai capito e non sono mai riuscito a classificare quanto sia il mio così rispetto agli altri, quanti di me ci siano in giro e se essere così, sia un pregio o un difetto. Nel dubbio, attenderò la primavera, sperando che l’inverno sia più corto degli altri anni.

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