La furia del mare

Un’onda, un’altra ed un’altra ancora, il mare sale forte della sua forza, si innalza deciso e burrascoso, si incupisce crescendo di sè, di un colore ancor più forte e duro.

Il cielo si abbuia, nascondendo il sole ma lasciandosi bucherellare da piccoli raggi di sole che lo illuminano deciso.

Onde gigantesche che sovrastano la natura, onde immense che dominano il mondo e la natura, il silenzio che circonda la sua ira, la foga che domina la sua gentilezza, la gigantesca profondità della sua anima.

Un’onda, un’altra ed un’altra ancora, contro rocce inermi, contro scogli possenti, contro una terra che si ritrae per farlo sfogare, per fargli urlare la sua ira, ira degli dei, ira degli uomini, ira del supremo.

Un’onda, un’altra ed un’altra ancora, tamburellante musica di qualcosa di grande che niente e nessuno può contenere, qualcosa di furioso, di immane, di indescrivibile, qualcosa che ti lascia stupefatto.

Un’onda, un’altra ed un’altra ancora contro un faro che tenue prova a illuminare l’infinito, nella speranza di non essere spazzato via, ultimo baluardo tra Poseidone e l’uomo.

Inerme figure, piccole e duttili, davanti a molecole assemblate dall’anima di una mente suprema, molecole piccole, molecole semplici, molecole che donano la vita, che contengono la vita, molecole che cambiando d’animo hanno deciso di irrompere nella vita.

Un’onda, un’altra ed un’altra ancora, smuovono le coscienze e l’essenza di qualsiasi cosa le avvolga, le sue creature si inabissano, sperando di sfuggirle, si nascondono sperando di non essere viste, si fermano osservando il cielo del mare, incantante dall’ira che piccole molecole creano.

Un’onda, un’altra ed un’altra ancora ed uno scoglio che solitario attende la sua barca, che solitario dimostra la sua determinazione contro tutto e contro tutti, uno scoglio che raccoglie le anime più piccole per proteggerle.

Una campana, un fruscio, una folata di vento, delle onde, schizzi di acqua, salmastro, bollicine ed un’onda, un’altra ancora ed ancora una, tutto lo circonda, tutto sempre immenso ed invincibile ma lo scoglio sa che basta credere nei suoi mezzi, nella natura, la stessa che ha creato il mare, per poter resistere a tutto.

Un’onda, un’altra ed un’altra ancora, alla fine erano solo un’onda, un’altra ed un’altra ancora, il cielo si schiarisce, il mare si abbassa, lo scoglio emerge e la terra riprende la sua vita, la sua anima.

Il faro, guardandosi fiero della sua forma e della sua tenacia, illumina l’infinito, l’uomo abbassa la macchina fotografica, fiero di aver colto ogni attimo di quell’ira e di aver colto il momento in cui la campanella suonava, lo scoglio lambiva le onde, l’aniva spazzava il silenzio.

Esisteranno luoghi sconosciuti, ove niente e nessuno potrà arrivare, esisteranno ancore inabissate di velieri distrutti dall’ira del mondo, esisteranno palme e spiagge silenti, esisterà qualsiasi cosa vogliamo esista nella nostra mente.

Chiudendo gli occhi tutto si può fare, tutto esiste, tutto ha una vita, una anima, una dimensione.

Basta chiudere gli occhi, basta chiudere gli occhi ed assecondare le onde del mare, assecondarle per una vita, assecondarle per capire che ogni attimo trascorso in una burrasca è un attimo importante, ogni attimo nel quale abbiamo deciso di credere in noi, di lottare per noi, di essere noi, è stato importante per la nostra anima come lo è stato per quello scoglio, per quel faro, per quelle spiagge.

Nessuno di noi potrà mai sapere cosa si prova a vedere l’ira del mare dai suoi abissi, vedere le onde crescere, vedere la rabbia abbattersi sul mondo, vedere un uomo arretrare, un uomo che costruisce missili e comunica con scatole colorate.

Non esiste niente capace di far tremare l’uomo come la natura, ma la natura sa che l’uomo, seppur piccolo, ha in cuor suo una cosa unica, l’anima, la natura sa che un uomo è uomo perchè scinde la sua dolcezza dalla sua ira, la natura sa che un uomo non è solo un uomo.

Non aver paura di accarezzare una cosa bella, anche se un giorno dovesse esserti lontana, non aver paura di una cosa che nella sua dolcezza e pace può trasformarsi in tempesta o burrasca, non aver paura di esistere, non aver paura di vivere.

Un’onda, un’altra ed un’altra ancora. Niente di più.

non perdere mai di vista l’orizzonte, solca con la tua nave sicuro di dove vai, sicuro di chi sei, sicuro che la natura, ti sar compagna e mai nemica. Vivi e vinci la vita.

Le navi di Enea

“Aeneas cum paucis comitibus Troia per ignota aequora in Italiam navigabat. Iuno autem, deorum regina, quia fero odio in Troianos flagrabat, ad Aeoli, ventorum numinis, speluncam pergit et vocibus precibusque eum  obsecrat: Aeole, gens mihi inimica Tyrrhenum navigat mare; incute vim ventisTeucrorumque puppes obruet;. Aeolus adnuit et cavum montem, in quo  venti claudebantur, vehementer pulsat. Statim venti denso agmine ruunt et terras turbine perflant, mare totum commovent vastosque fluctus  ad litora volvunt. Auditur clamor virorum stridorque rudentium. Subito nubes caelum solemque ex oculis Teucrorum eripiunt; mari nox atra incumbit. Aether crebris ignibus minaciter micat. Extemplo Aeneae solvuntur membra pavore; ingemit, palmas ad sidera tendit deosque piis precibus invocat. Sed saeva procella navium vela ferit ferusque Aquilo undas ad sidera tollit. Remi franguntur, proras avertunt naves et graviter fluctuant. Unam navem unda nimia in puppim ferit: excutitur gubernator et rapido mari voratur. Apparent in gurgite vasto rari viri, arma virorum et Troiae gaza per undas”

“Enea, con pochi compagni da Troia navigava verso l’Italia, attraverso acque sconosciute. Ma Giunone, regina degli dei, poiché ardeva di violento odio contro i Troiani, si dirige verso la grotta di Eolo, dio dei venti, e lo prega con discorsi e suppliche: “Oh Eolo, gente a me ostile naviga il mar Tirreno; infondi forza ai venti, sommergi le poppe dei Troiani”. Eolo acconsente e colpisce violentemente il cavo monte, nel quale erano rinchiusi i venti. Immediatamente i venti si sollevano con un movimento continuo e sovrastano le terre con un vortice, agitano tutto il mare e spingono verso le coste enormi flutti. Si sente lo schiamazzo degli uomini e lo stridore delle corde. All’improvviso le nubi sottraggono il cielo e il sole dagli occhi dei Troiani; l’oscurità nera cala sul mare. Il cielo scintilla minacciosamente con frequenti lampi. Subito le membra di Enea sono indebolite dal terrore; geme, tende le mani alle stelle e invoca con devote suppliche gli dei. Ma la violenta tempesta colpisce le vele delle navi e il violento Aquilone (vento del nord) innalza le onde verso le stelle. I remi vengono spezzati, le navi deviano le prue e oscillano pericolosamente. Un’onda eccessiva colpisce una nave nella poppa: il timoniere viene sbalzato fuori e inghiottito dall’impetuoso mare. Compaiono nell’enorme vortice pochi uomini, in mezzo alle onde le armi degli uomini e il tesoro di Troia.”

così. per dire. CJJ

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