In piazza a prendere schiaffi….

Quella che sta per raccontarvi è una favola mescolata ad una fiaba. Siete pronti ad ascoltarmi?
Mettetevi comodi sul tappeto, incrociate le gambe ed ascoltatemi.

C’era una volta, in una collina lontana, lontana, una persona molto gracile e rispettosa, una persona attenta alle necessità degli altri, una persona che sapeva donare affetto e rispetto, una persona che sapeva solo regalare perché, ahimè, non aveva mai trovato nessuno che la contraccambiasse.
Questa persona viveva in un eremo e, sinceramente, ci viveva bene perchè aveva tutto intorno a sé, le piaceva guardare l’orizzonte, le piaceva il rumore della natura e degli animali, le piaceva vedere la rugiada sull’erba, le piaceva sentirsi “chioccia”.

Questa persona, viveva in questo eremo da sempre, o da quando aveva i ricordi e lassù, in quella collina lontana, lontana, poteva dedicarsi alle cose che le piacevano di più.
Lei lavorava senza tregua per questo, per quelle ed anche per quell’altro, non sentiva la stanchezza e non si preoccupava degli affari, perchè a questa persona, dei numeri e dei petroldollari, non interessava proprio niente, lei aveva tutto, ma proprio tutto.
Ogni tanto, ma proprio ogni tanto, questa persona riceveva delle visite, ma erano così sporadiche che il silenzio era il suo compagno. Pensare a quanto le piaceva ballare, a quanto le piaceva ascoltare la musica e quanto amava amare, ma lassù, nella sua collina, aveva poche possibilità per ballare, ascoltare ed amare.
I giorni passavano e guardandosi intorno si rese conto che le persone che erano con lei non vedevano le crepe che si formavano nei muri della sua abitazione. Lei se lo diceva, se lo diceva spesso ma non aveva coraggio a disturbare chi stava insieme a lei, erano troppo indaffarati, troppo sacrificati, troppo impegnati. Guardava quelle crepe allargarsi ed i suoi amici disattenti e si domandava se fosse stato giusto “dirglielo”. No! si riprendeva, non devo, io non posso, io devo solo lavorare per il bene di lui, lei e di quell’altro, fino a quando cadde un cornicione del palazzo e qualcuno chiamò un professionista .
Era adulto, quindi saggio e fiero, e quel qualcuno che lo aveva chiamato le disse che per il bene di tutti, questo professionista avrebbe preso casa loro…. come era bravo, questa persona, come era giusto questo professionista.
Tutti quanti traslocarono in un altro casolare, pagando un salato affitto, per far posto, nella casa rotta al professionista.
A lei quella persona non piaceva, c’era qualcosa che non la rassicurava in lui, ma se qualcuno aveva deciso così, allora andava bene anche a lei “se lui si butta io gli vado dietro” disse convinta.
Il professionista arrivò e da giusto e buono divenne un birbante e cattivo, così birbante e cattivo che l’intimò di non avvicinarsi più a quella casa.
“Ma non era mia?” si disse la gracile persona
“si, infatti, era tua, ora è mia ed io non ti ci voglio più”. le rispose l’intrepido personaggio
Qualcuno, capì di aver fatto una grande cazzata a cedere una casa con una crepa a quel professionista e baldanzoso, fiero ma con il capo tra le gambe si avvicinò al figuro.
“Rivoglio la mia casa” disse
“Ok, te la posso dare, ma devi pagarmi 100 petrodollari”
“come? ma te non l’hai pagata perchè era pericolante!” gli rispose qualcuno
“se la rivuoi sono 100, altrimenti vattene. anzi, sai che, non entrare mai più nella mia proprietà” gli rispose il professionista
qualcuno girò le spalle, piangendo e tornò dalla nostra persona.
“Bisogna trovare una soluzione” le disse, “conosco una persona che….” replicò
Lei, in silenzio lo guardò ammirata, forse convinta che avesse sbagliato qualcosa, il signor qualcuno, ma sempre ammirata.
Arrivà il giorno in cui qualcuno e quella persona, ricevettero il medico.
lui dava ricette, loro lo ascoltavano, lui le trascriveva e dava i rimedi e loro se ne fregavano, ma lui continuava convinto di far bene, ma niente.
Qualcuno si decise, ricomprerò la mia casa rotta e si presentò al geometra con i 100 soldi.
“non mi bastano più, ora voglio i 100 soldi e 200 per l’arredamento”
“ma come? ma io..”
“o 300 o niente!”
qualcuno ci pensò, ma invece di irrigidirsi si sciolse al sole e 300 petrodollari furono.
Qualcuno e quella persona tornarono a casa, il medico a casa sua, e trovando tutto vuoto e la casa rotta, si guardarono e si dissero
“te hai lavorato troppo prima, stai sereno e goditela che ci penso io”
qualcuno guardò la nostra persona e replicò “hai ragione, te hai sempre lavorato come un mulo ed è giusto che tu continui”.
“senti”, disse lui, “voglio venga il medico con noi”.
la nostra persona, che non poteva mai dire la sua, accettò in silenzio, in clamoroso silenzio.
Il medico decise di far un triplo carpiato intergalattico e abbandonò tutto per curare gli abitanti di quella collina lontana, lontana.
Si dava da fare, il medico, tanto da fare. Etichette, schede e letterine…. “ma non dovevo fare il medico???” pensava ma quella persona era con lui e cn lui lottava, mentre qualcuno vagava per il continente alla riscoperta del mondo.
Un giorno, il medico incrociò la balconata che lo rimproverò tanto.
“hai ragione io sono medico e devo curare”
Le cose da quel giorno cambiarono, ma tanto se non fosse che la natura ricordò al medico che anche loro possono ammalarsi e gli impose di andare altrove.
La nostra persona si sentiva persa, qualcuno non si sa, il medico dispiaciuto ma da buon dottore decise di curare sempre gli abitanti di quella collina lontana, lontana.
Prescriveva cure e pozioni, prescriveva rimedi e studiava antidoti, scopriva vaccini e sistemi nuovi e li condivideva con gli abitanti di quella collina lontana, lontana.
Il medico era felice perchè faceva il suo lavoro, cercava e ricercava soluzioni innovative per salvare, quella persona era felice perchè si sentiva protetta, qualcuno…. non si sà.
Tutto andò liscio fino a quando arrivò la malaria in quella collina lontana lontana.
Il medico prescrisse subito la cura, quella persona prese la ricetta ma qualcuno se la mise in tasca, niente di più.
Gli abitanti si ammalarono tutti, “non avete preso le medicine che vi avevo prescritto” disse il medico
“lo so, hai ragione, ma ……” rispose qualcuno
il medico si rammaricò, guardò quella persona e capì.
Quella persona, guardò il medico e capi, la balconata sentì quella persona e vide il medico e capì, qualcuno… non si sa.
Trascorsero i giorni e i mesi, fino a quando non arrivò l’anno nuovo, nella collina lontana lontana. Un boato, delle urla e qualche pianto.
Chissà cosa accadde in quella collina lontana lontana, chissà se quella persona e qualcuno riuscirono mai a confrontarsi, chissà se il medico avrà trovato lo stimolo di sopportare, chissà se la balconata sarà stata in grado di aiutare il medico a sopportare, chissà se la casa con la crepa sarà crollata o se aggiustata…. chissà.
Rimane il fatto che non c’è peggio di un “sŭrdus” che non vuole sentire…. o, come si dice dalle mie parti, “se in piazza a prender schiaffi da tutte le parti”.

Chiusi il libro dei ricordi e dissi: “le fiabe sono storie senza tempo e luogo, in cui i personaggi, solitamente uomini e donne, si ritrovano ad affrontare situazioni difficili. Nella fiaba i personaggi sono spesso animali che vivono situazioni paradossali; il cuore della fiaba è la morale.”
Mi tolsi gli occhiali da vista, poi dissi” Ora alzatevi, tornate a casa e mentre camminata ragionate su questa storia. trovate la parte di favola e quella di fiaba. State attenti, rifletteteci e fate vostra la morale. Mandatemi un messaggio quando siete a casa”

così. per dire. CJJ

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