Ed anche questa è andata

Un altro anno si appresta a  chiudersi, un altro Natale si appresta a passare ed altri giorni di vacanza si apprestano ad essere consumati.

Tutto passerà, come sempre accade, da anni, anni ed anni, da quando una stella cometa attraversò il cielo solo perchè ne aveva voglia mentre noi inconsapevole che sarebbe finita su tutte le capanne di plastica del mondo, da quando i dinosauri rincorrevano prede sicuri di essere eterni, da quando il buoi della galassia avvolgeva una terra fatta di magma e poco più.

Tutto passerà, e com loro il mitico Natale e il fantasmagorico capo d’anno, che sono, simbolicamente, feste che trascinano via cose diverse.

La prima, nasconde dietro una benevolenza e bontà stucchevole, pace ed amore per tutti, condita però dalla frenesia del “dover regalare qualcosa”, dal dover andare in luoghi esotici ed unici (ma vaffanculo…..) dai consumi, pranzi smodati e cene noiose.

Il secondo, invece, viene vissuto con l’obbligo del dover far tardi, nel dover andare a letto all’alba, ad iniziare una cena alle 22.00, a mandare auguri di sereno e felice anno nuovo, a dire una, due, tre e dieci cazzate sotto il vischio.

Tutto passerà, ovviamente, i minuti scorreranno e le festività finiranno, i pandori svaniranno dagli scaffali dei supermercati, lo spumante tornerà ad essere usato solo per i compleanni, i petardi, finalmente, torneranno dentro le esotiche rivendite cinesi, e gli auguri, fortunatamente, non si faranno più a nessuno, la bontà e la voglia di cercare il bene in tutti, tornerà a sopirsi e tutti, proprio tutti, riprenderanno il cammino del “mio, solo mio e chi cazzo se ne frega se il mondo stà male”.

Si, le cose passano, e passeranno, come i ricordi e quello che ci circonda, come sempre, portandoci dove non sappiamo, portandoci in un mondo  che solo noi ci auguriamo migliore, portandoci in un quotidiano fatto da persone che “se… vado via dall’Italia, mi sego le mani, mangio un licaone e dico dieci ave….” ma che poi sono lì, sorridenti, a governarci come se glielo avessimo chiesto noi, glielo avesse ordinato il dottore, glielo avesse detto il Dio supremo.

Si, le cose passano e passeranno, senza ricordarsi che il dipendente è uno schiavo da picchiare ed il datore di lavoro un padrone sanguinario, vaffanculo, senza ricordarsi che ognuno di noi ha il bisogno di chiudersi da qualche parte a pensare, senza dover postare quando pensa mangia e caca (quando ci va ci vuole….) senza pensare che si dovranno fare cose a noi dolorose per donare un sorriso ad altri nella speranza che un domani si ricordino di te (te sai a cosa mi riferisco), senza pensare che il natale è un giorno come gli altri, il capo d’anno pure, santo stefano anche ed il 15 di marzo idem, senza pensare che si diventa così idioti da dimenticarsi le persone care, quelle con cui hai vissuto una vita, se non per fargli gli auguri di buon compleanno, ma solo perchè un fantasmagorico smartphone te lo ha ricordato, non certo il cuore, senza pensare che sono trascorsi giorni e giorni alla ricerca di un perchè nascosto in te, arrivando alla conclusione che “si arrangi”, senza pensare che ieri dovevo essere con le ciabatte a respirar iodio mentre oggi sono ad odiare il freddo respirando sambuco.

Si, questo è il vero senso del Natale e delle festività, perchè oggi, ieri e domani, ci sono e saranno persone che odieranno le feste perchè saranno sole, perchè non avranno chi amano vicino mentre avranno accanto zombie, perchè gli mancherà qualcuno che non c’è più o qualcuno che ha deciso di andar via da noi, perchè non avranno modo di spendere per donarsi un sorriso o donarlo a qualcuno, perchè sapranno che domani sarà un altro giorno lungo e doloroso, un giorno dove cercare lavoro, cercare pace, cercare un perchè.

Si, il natale e tutte le feste, sono per me attimi di infinita ipocrisia.

Mi dispiace se qualcuno se la prenderà, ma si ricordi che io scrivo solo per me, ma questo è quanto penso, quanto provo e quanto vivo.

A tutti gli altri, ai piacioni sorridenti, a tutti coloro che si ingozzeranno, a tutti coloro che si baceranno sotto il vischio, a tutti coloro che oggi si e domani no, auguro le migliori cose e di rimaner così, perchè se non ci fossero loro, o se fossero tutti come me, oggi sarebbe un giorno normale, ovviamente lavorativo.

Se abbiamo le festività è perchè i più sanno che il mondo è migliore di quello che appare e quindi, seguiamoli verso le loro idee, seguiamoli sempre perchè “la speranza è l’ultima a morire”.

Ah, dimenticavo, a tutti coloro che pensano o penseranno che sia “giù” o “negativo” gli auguro bene e pace, perchè non sanno di sbagliarsi, come sempre, perchè sono soddisfatto del mio 2016, molto di più che del 2015 e tremendamente di più del 2014, solo che io non amo fingere, non amo simulare, non amo mettere il capo sotto la sabbia.

ieri, oggi e domani, io sono e sarò sempre lo stesso, quello che proverà a donare il sorriso a tutti, quello che avrà sempre prima nel cuore gli altri che sé, quello che……. ma ormai lo sapete tutti.

Buon anno amici, buon anno conoscenti, buon anno lettori, buon anno anche a voi innominabili stronzi, buon anno a tutti quanti, al licaone cucciolone, ai liocorni dei ponti di badia, alla locusta slinguettona, alla dama bianca, al 20.000 pecore, al bello di castiglia, al “peace & love”, alla balconata, alla fata turchina, alla piccola piccola lady ed al pulcino pio…. splash.

così. per dire. CJJ

ps auguri anche a chi riceverà un regalo che si romperà, non pensando che sia “merda” ma solo che “non voleva stare lì”… anche i regali hanno un’anima.
pps Babbo Natale ha avuto una brillante idea: andare a trovare la gente una volta all’anno! (Victor Borge)

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