Due botteghe un pò così….

Ieri ero in giro, “nova”, ed avevo bisogno di comprare una cosa particolare, “mira buffa”, non sapendo dove trovarla ho deciso di partira da un negozio che conoscevo bene.

Non appena varcata la soglia, mi sono ritrovato in un fantasmagorico esempio di caos organizzato, luci e colori, oggetti ammucchiati, promozioni e prezzi speciali, sottoprezzo incredibile, musica, carrelli stracolmi di roba, bigliettini numerati, file alle casse e tanto, ma tanto di tutto, ma non c’era quello che cercavo (sigh, gnac e batatan).

Mi avvicino ad una commessa che scocciata mi guarda pensando “ma questo cosa vorrebbe da me?” non apre bocca, sperando desista, ma io, che di mente non ne capisco, la guarda e … “scusi mi saprebbe dire dove posso trovare…”

“ecco, lo sapevo” pensa,
“un altro rompi palle” pensa,
“ma questo crede che sia qui per fare la guida turistica?” pensa,
“non c’è” risponde abbassando il capo.
“o levati das los lobos”, pensa.

“Grazie” le rispondo, o meglio rispondo ad una cuffietta messa male con dei bellissimi boccoloni colorati, tinti.

Esco un pò dispiaciuto, ovviamente passando accanto ad una cassa dove una marmorea cassiera, leggermente sovrappeso mi osserva pensando “Stò buzzurro non ha comprato niente! non è che avrà rubato qualcosa?” pensiero di qualche attimo, poi torna ai sui beep, buup e baap.

Esco assicurandomi che tutto il negozio veda che non ho niente con me, che sono bravo e che purtroppo non ho trovato quello che cercavo
“Peccato non c’è” dico un pò ad alta voce “ma vaffa….” penso tra me
La colpa è mia, non si cercano queste cose in negozi così, caspiterina.

Entro in auto perplesso e preoccupato,
“ed ora?” penso

parto, c’è un centro commerciale laggiù, magari lo trovo in qualche negozio.

“bim bum bam”, anche un pò “sin sala bin”, c’è una vetrina scura, con delle luci all’interno.
“Li potrebbe avercelo, entro” mi dico.
parcheggio, esco e avvicinandomi alla vetrina noto che ci sono due porte
“E ora? destra o sinistra?”

tiro la monetina?
no, inizio a canticchiare “anghingò, tre civette sul comò, che facevano l’amore con la figlia del dottore (o come avranno fatto le civette, ma che gusti ha, la figlia del dottore) il dottore si ammalò (deve essere stato bravo, non c’è che dire) ambarabà ci ci coco” entro su quella di sinistra.
Entrato mi rendo conto che ho sbagliato alla grande, è un negozio di profumeria (quindi avete capito che non cercavo un profumo sigh) onde evitare il terzo grado, la commessa che pensa rubi, ecc. domando “avete un profumo naturale all’essenza di cocco e vaniglia?
La commessa capisce che le stò facendo una “supercazzola” quindi mi risponde “no. mi dispiace”
io, un pò deluso, la guardo e le dico “non si preoccupi, non importa” viva, viva e poi viva, posso uscire senza che pensino male.
Esco, riguardo la vetrina e mi domando:
“Finchè la barca va, lasciala andare.”
Apro ed entro.
Eccolo, un negozio lungo lungo, con il parquet in terra, grandi luci arancioni e molta, ma molta calma. Sulla destra delle piccoli oggetti con le loro grandi etichette, ed in fondo, ma molto in fondo, dei prodotti divisi in modo scientifico.

Un oggettino piccolino piccolino con una etichettona grandona grandona…. aiuto 🙁
Mamma mia, penso, ma potremo parlare in questo locale?
Niente musica, niente messaggi proporzionali, niente mega-iper-super promozioni, niente radio e niente commesse boccolate.
Che faccio? Ci provo?
“Mi scusi…” dico ad una commessa sui 70 anni.
“Posso aiutarla?” come sarebbe a dire, penso, anche educata?
“Stavo cercando…”
“Ma certo che ce l’abbiamo. Lo vuole così o così?” – Ma come, posso scegliere? penso
“Lo vorrei ….. ma lei come fa a dire che è stato fatto con la …. ”
“Signore” ( parla con me? mi volto, si con me) “noi testiamo tutto prima di vendere”
Come sarebbe a dire che  testano tutto, non ci credo, sorrido.
“Ok, se lo ha testato lei me lo dia così….” faccio per prenderlo quando l’attempata commessa mi anticipa dicendo “non duri fatica glielo porto io alla cassa” imbarazzo, stupore e commozione (celebrale 🙂  )
Pian piano, molto pian piano arrivo alla cassa dove una altrettanto giovanissima signora 🙁 mi prepara il conto. Ho un solo oggetto, ci vuole 5 minuti per darmelo, prima si informa come mi sento e come stò, poi osserva gli oggetti intorno a me, mi chiede se voglio una busta bio o una di plastica.
Esco, stanco e sfinito da un’acquisto impegnativo (non per la spesa) ma per delle relazioni umane inattese.
Mi volto, ma che sia tutto vero?
No, forse è stato solo un sogno, ma passare dalle luci al tenue, dal casino al silenzio, dall’ignoranza all’educazione, mi ha stancato.
Sai che faccio?
Passo dai miei amici liocorni, prendo con loro un maciupiciu ontherock, ci famo due sfilatini-bio e cantiamo tutti insieme loaker che bontà.
Si, Si farò così e visto che ci sono invocherò, insieme alla locusta slinguettona, cucciolona e mammolona ….. “Per le montagne alate, delle colline innevate, dei promontori scintillanti di alcamazur, vi ritroverò…. attacco solare, energia….. spatabum e statatam (verso della lama candiana quando si appoggia sul marmo santoliano).

Si, farò così, almeno torno alla normalità se non fosse che entrato in auto sento uno che racconta una barzelletta:

“Gino, com’è la tù moglie in cucina?”

“Lascia perderere Mario, è brutta come in tutte le altre stanze!”

 

Così. per dire. CJJ

ps Ogni tanto fa piacere vedere che esistono ancora persone educate e gentili, che apprezzano i tuoi soldi e che non ti vedono come uno scocciatore. se per questa educazione spendo un centesimo in più….. pace, almeno mi sarò sentito umano.

Rispondi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: