Chi ha un figlio lo sa

Oggi doveva essere una giornata piovosa, una giornata preceduta da mille bollettini meteo e diecimila allerta, doveva essere una di quelle giornate dove ti chiudi in casa, osservi la pioggia dalle finestre rimpiangendo l’estate, e leggendo un buon libro o guardando un bel film, attendi l’imbrunire, la notte ed il sorgere del nuovo giorno.
Mi ero prefisso di rallentare i pensieri, di concedere al mio IO un giorno di riposo e di allontanarmi da pressioni e passioni, da somme e sottrazioni, da progetti e progettualità.
Oggi doveva essere così, e così è stato, non meteorologicamente parlando.

Ho concesso spazi inutili alla mente, preso l’elenco dei film più visti dai comuni mortali come me e….. mi sono arreso al tenere il corpo immobile per 2 pre e 42 minuti.

Che film ho visto? poco importa, quello che mi ha lasciato alla fine è stato qualcosa di particolare, di concreto, ma allo stesso tempo di impalpabile: rapporto genitore e figli.

Mi sono chiesto cosa fa un genitore per un figlio, cosa accetta e a cosa deve rifiutare, cosa è pronto a perdere e cosa a concedere, cosa tenterà di tenersi vicino e cosa dovrà, giocoforza, far finta di non volere più, quali spazi gli verranno lentamente rubati e quali donerà ad un sorriso.

Si, mi sono chiesto cosa abbiano fatto i miei genitori per me, cosa io e cosa faranno, a loro volta, tutto coloro che dopo di me continueranno lungo questa strada.

Mi sono chiesto del perché io non pensi che il tempo che ho regalato a loro, levandolo a me, non lo riavrò più.
Mi sono chiesto del perché abbia elemosinato nel tempo da dare, per concederlo a me.
MI sono chiesto se mi renda conto che mai torneranno alcuni attimi, considerando anche che quelli vissuti, iniziano a sbiadirsi.
Mi sono chiesto dove abbia trovato il coraggio nel volerlo far sbagliare, sapendo di farlo crescere.
Mi sono chiesto perché non abbia trovato il coraggio di lasciarlo andare, magari osservandolo, sempre per farlo crescere.
Mi sono chiesto che diritto abbia io a cercare una strada per lui.
Mi sono chiesto che diritto abbia io a volere una strada per lui.
Mi sono chiesto che senso abbia donare libertà di scelta e di pensiero a chi non ha la capacità di conoscere il futuro.
Mi sono chiesto dove abbia sbagliato e dove abbia fatto centro.
Mi sono chiesto se tornassi indietro nel tempo farei quello che ho fatto come nipote, figlio e genitore.
Mi sono chiesto se domani, consapevole dell’oggi, cambierò modo di fare, comportarmi e pensare.
Mi sono chiesto se sia giusto che le mie scelte ricadano su altri, su lui, e se le sue scelte siano obbligo per me.
Mi sono chiesto se la frase “non gli ho chiesto io di venire al mondo” sia una scusa che un figlio ha per criticare un genitore o l’idiozia di un figlio che non sa cosa voglia dire essere un genitore.
Mi sono chiesto se tornassi a quella sera, correrei nudo dove sono corso, se rimetterei le dita dove le misi, se farei quello che ho fatto.
Mi sono chiesto cosa sarebbe successo se tutto questo non lo avessi fatto o se avessi fatto altro.
Mi sono chiesto cosa sarebbe stato di lui se quel giorno non fosse andato bene
Mi sono chiesto se ho pensato a tutto o se mi sono perso qualcosa.
Mi sono chiesto di Via Monte Bianco e di cosa sarà per me.
Mi sono chiesto se la mia fine corrisponderà al suo inizio o al suo declino.
Mi sono chiesto se e come reagirò quando lui mi lascerà ed io prendendo per mano, il mio lui, lo accompagnerò non so dove.
Mi sono chiesto se preferissi lasciarlo per primo o aiutarlo fino alla fine.
Mi sono chiesto se e quando lo dimenticherò e quando lui me.
Mi sono chiesto quante generazioni ci vogliono per dimenticarsi un parente.
Mi sono chiesto il senso del racimolare i granelli da lasciare a lui, levandoli a me.
Mi sono chiesto il senso di queste ed altre mille cose e tutte perché oggi, meteorologicamente parlando, doveva essere una giornata piovosa.

Mi sono chiesto tanto, tanto altro che non posso scrivermi qui, sia alla fine del film, sia passeggiando su un sentiero qui vicino e a tutto questo non ho voluto dar risposta perché ho capito che non esiste una sola risposta.
Si, non c’è una risposta da dare né una cosa da fare, c’è solo un cuore da seguire, una speranza da perseguire e un coraggio da tenere.

Io non ricordo più la faccia di uno dei miei nonni e ricordo molto poco quella dell’altro; bisogna me ne faccia una ragione, la vita non può essere così stronza e così inutile, non può chiedermi di faticare, chiudermi e farmi dimenticare.

Si, ho deciso che la mia vita è il continuo delle mie vite e che in ognuna di queste saprò aiutarlo, in nessuna di queste lo lascerò, in nessuna di queste sarà solo e quando non mi vedrà più, vorrà dire che lo aspetterò nella 4 dimensione, per ripartire da dove siamo rimasti.

Che io rinasca uomo, donna, animale o roccia, porterò con me tutte le esperienze che ho fatto nelle mie vite.

Così. per dire. CJJ

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