Quando si è giovani, capita di guardare i genitori, vedendoli così “vecchi” da non rendersi conto di quella che sia la vita, la nostra vita.

Si vedono così adulti da non percepirne l’età, la vera età, si vedono lontani dal quotidiano, come se fossero arrivati ai giorni nostri per caso, per sbaglio, senza capire ciò che li circonda, senza capire noi.

Giorno dopo giorno, la loro età avanza, ma anche la nostra, fino a quando anche un altro gemito ci trasforma in genitori, trovandoci a dover scrivere un libro che nessuno ha saputo spiegarci.

Ci vediamo costretti a capire o percepire da un pianto quello che mille parole non riescono ad esprimere, ci vediamo costretti a modificare le nostre abitudini, a ridurre la nostra libertà adattandola alla loro, ad essere vincolati a piccole anime incapaci di proteggersi e di farsi capire.

Il tempo si espande e gli occhi si abbassano, la stanchezza prende il sopravvento e le paure di ciò che poteva accadere solo agli altri, si materializzano, ma non per noi, ma per quel piccolo che cresce davanti a nostri occhi.

Capita allora, solo allora, che ribaltandosi i ruoli, riscopriamo quanto quei vecchi genitori, non avessero fatto altro che provare ad esserci, provare a capirci, provare ad amarci; magari con strumenti, esperienze e circostanze diverse dalle nostre.

Solo allora, capita di guardare quelle anime rendendosi conto della nostra vulnerabilità e solo allora le paure di non essere all’altezza del nostro amore, diventa una possibilità.

Troppo tardi, ma arriva un giorno in cui da figli diventiamo padri e quel giorno, rivestendo tutte e due i ruoli, riscopriamo la necessità di donare quello che non abbiamo avuto o pensato di ricevere.

Poi arriva il momento dei gemiti, del gattonare, dei primi passi, delle parole inventate, ma che ci fanno tanto sorridere, dell’asilo e le prime malattie, della scuola e dello sporto fino a quando anche loro inizieranno ad esprimere il loro pensiero e ci daranno dei “vecchi”.

Sarà allora che il cerchio della vita si chiuderà, sarà allora che ripenseremo ai nostri vecchi e a quanto non siamo riusciti a dargli.

Non potendo far altro, doneremo ancora di più a l’unica cosa che davvero conta e lo faremo con quanto abbiamo e per come possiamo.

Sarà un attimo, solo un attimo il tempo che ci dividerà dal vederlo parlare a quando ci renderemo conto che non siamo più importanti e necessari.

Saremo sempre uno scoglio, al quale potrà aggrapparsi, ma inizier un percorso tutto suo e noi, non potremo far altro che guardarlo allontanarsi.

Amare un figlio è una cosa che non si finisce mai di fare, che non ha regole e misure, che non ha altro che luce.

Arriverà un giorno in cui anche lui capirà quanto è stato difficile fare da genitore, quante lacrime sua madre ha versato e quanti problemi suo padre ha gestito perchè lui nemmeno se ne accorgesse.

Non ci sono grazie o parole che ripagano un padre e una madre, per ogni secondo dedicato a quel pargolo, perchè per loro c’è solo una cosa importante, vederlo sorridere.

Nessun ricciolo sarà più rosso di quello che hai e nessuno sguardo sarà più intenso del tuo. Ovunque tu vada io ci sarò e anche quando sarai lontano saprò vederti, perchè niente potrà mai dividere quello che amore crea.

così. per dire. CJJ

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