10 luglio 2017

Il telecomando, il cancello si apre, l’edera profumata alla sinistra, il riverbero del sole sullo specchio d’acqua della palude ed il cielo azzurro!

Una giornata iniziata con un impegno importante e qualche tensione, ma finita con il sorriso.

Ti porto a casa?

No, fai pure, mi porta lui!

Sicuro? Sono le 18:40.

Si, tranquillo!

Ok, a domani.

Il cancello si chiude alle spalle, la strada per tornare a casa è la, davanti a me.

Che caldo? Il finestrino si apre, il Bluetooth si attiva, il mondo è connesso con me.

Cento metri, una curva, delle macchine rallentano perché qualcuno vuole attraversare la strada diretto in quel residence così famoso.

Degli scooter che impazienti superano la fila che si sta formando (non hanno mai pazienza i motociclisti) invadendo la mia corsia.

Possibile che …. 

Un auto grigia, una faccia abbronzata e in un attimo gli scooter, l’auto grigia, la fila e la scarpata.

Il beep della frenata, l’ABS e la sterzata, il tempo per valutare il danno e la paura minire, auto fosso o scooteristi? Giro, inclino, sterzo e poi il silenzio assordante delle lamiere che si contorgono intorno a me.

Sterzo, sbando e il fosso si avvicina, sento che lei frena da sé, mi sento al sicuro, sempre più vicino, si ferma.

Sospiro guardandomi le gambe, sto bene appoggio il capo al volante respirando, nessuno si cura di me, guardo lo specchietto, è distrutto  in terra accanto a me.

Le sirene, il vuoto, sento un rumore, giro il capo e dei piedi scalzi su un asfalto incandescente accanto a me.

Delle gambe esili, abbronzata e con dei tatuaggi colorati di giallo e rosso.

Alzo il capo senza vederlo, la luce mi offusca la sua faccia ma non la sua voce:

Ho visto tutto, potevi morire, ha invaso la tua corsia, c’è la riga continua.

Chi sei?

Alzo lo sguardo ma la luce del sole offusca la mia vista.

La porta non si apre, spingo con forza senza riuscirci, scalcio dalla paura, niente.

Scavalco il sedile ed esco dall’altra parte.

Mi guardo intorno, non c’è nessuno intorno me, nemmeno quei piedi nudi che sorreggono gambe esili ma tatuate. 

Una voce che da lontano mi dice attento, la sirena, una barella, il respiratore, un corridoio sconosciuto, persone con un dialetto strano, un vecchio che urla ‘mi uccidete’ ed io che vivo quei momenti piangendo rabbia per non piter tranquillizzare chi mi vuole bene e colui  che ha deciso di fermare il mio calendario al 10 luglio.

La notte e quel nastro che si riavvolge!

Gli scooter, la fila e la macchina grigia.

Le lamiere e la solitudine del silenzio.

Poteva finire tutto per me ed iniziare qualcosa di diverso per qualche altro.

Era il 10 luglio del 2017 di tanto tempo fa, il giorno in cui una distrazione di un giovane virgulto poteva porre fine a tante vite, fortuna volle che i biglietti dell’aldila erano finiti per tutti, me, scooteristi ed autista della macchina grigia.

La vita è una roulette dove alcune volte vince il banco ed altre il giocatore. Il 10 luglio abbiamo vinto in tanti.

Così. Per dire. CJJ

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