11 Maggio 2019

“Il talento è come un tiratore, il quale colpisce un bersaglio che gli altri non sanno cogliere, mentre il genio è come un tiratore, il quale colpisce il bersaglio che gli altri nemmeno riescono a vedere.” A.Schopenhauer

Potrebbe bastare questa frase per concentrare tutto il mio pensiero, ma non sarà così.

Oggi voglio parlarmi di quello che differisce il genio ed il talento. Voglio ricordarmi che non tutti siamo capaci di arrivare ad un bersaglio e tra quelli che ci arrivano, ci sono molti che non riescono a prenderne il centro. Poi ci sono coloro che guardando il bersaglio, scagliano la freccia lontano, altrove. Avranno sbagliato mira? verrebbe da chiedersi e forse così sarà, ma potrebbe anche essere che coloro vedono qualcosa che i più nemmeno intravedono.

Questa, in poche parole è la differenza che c’è in ognuno di noi e su queste differenze ci muoviamo.

Certo non è facile tenersi vicino un talento, ma di lui sappiamo che coglierà il bersaglio, per cui un risultato lo porterà, nell’immediato, ma tenere vicino un genio è difficile, perché non coglierà nessuna meta, nell’immediato, andrà lasciato navigare nei suoi sogni senza sapere se nella sua vita questi si avvereranno, ma se ciò accadrà, non avremo preso solo il centro, avremo cambiato la nostra vita.

E questo perché? Perché la vita che viviamo è fatta così. Un esempio? Avete mai visto il salone del libro? avete mai visto quante anime lo popolano? Vi siete mai chiesti il perché questi ci vadano, facciano file lunghe e spendano dei soldi? Solo per il gusto di dire “io ci sono stato?”

Forse, per qualcuno sarà così, ma i più sono sognatori di libri, sono anime che leggono e che si immedesimano, vivono, piango o sorridono nelle migliaia di pagine che in quel salone sono coperte da inchiostro.

Se non ci fossero scrittori non esisterebbero gli agenti, le case editrici, le stamperie, le biblioteche, le edicole e nemmeno le fiere del libro.

Da un computer in una stanza, un’idea spesso fuggente, una persona spesso sola si chiude in sé per aprire il suo IO al mondo intero. Tra questi ci saranno coloro che non venderanno un libro (e a pochi gli importerà), ci saranno dei talenti (che bucano una storia e poco gli importerà) e dei geni (che non verranno capiti nell’immediato e divinizzai nel prossimo futuro, che poco gli importerà).

Scrivere un libro è solitudine di animo e grandezza di spirito. Chi scrive lo fa per sé e mai per i soldi, perché mettere un nome su una libro significa essere giudicato, essere apprezzato, essere incompreso, essere amato ma, sopratutto essere ricordato. Un libro avrà sempre una vita più lunga di un ricordo.

Il sunto di questa riflessione è: “La gente comune si preoccupa unicamente di passare il tempo; chi ha un qualche talento pensa invece a utilizzarlo.” A.Schopenhauer

così. per dire. CJJ